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Specifiche Tecniche Nintendo Switch, sono forse queste?

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Ignir 24/10/2016

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Pokémon Versione Bianca DS
Ripensavo a questo capitolo, e ai successivi mutamenti della serie, e mi è venuta voglia di parlarne un pò. Ma prima bisogna fare un passo indietro e parlare di ciò che ha significato Pokèmon per chi scrive e come mi sono sempre approcciato a esso. Per il me di quindici anni fa(non ricordo precisamente. Siamo lì, in ogni caso) Pokèmon, prima di scoprire il videogioco, era sopratutto un cartone, che ora trovo in molti aspetti infantile, ma da bambino mi piaceva assai. Già allora avevo un debole per la biologia, e quelle creature, in apparenza amichevoli, mi intrigavano. Per cui, quando andai ad acquistare, spinto, mi vergogno un pò anche se ero molto piccolo, dall'invidia verso una persona che conoscevo, non ebbi alcun dubbio a scegliere Pokèmon (Rosso Fuoco, per la precisione) come primo gioco. Avevo cinque o sei anni e da quel momento si consolidò definitivamente il mio amore per quella che fino a qualche tempo fa era la mia serie videoludica preferita. Da allora fino alla quinta generazione compresa non ne persi uno e li amai tutti, giocando anche parecchi spin-off (La serie Ranger fu il mio preferito, ma apprezzai moltissimo anche il primo Mystery Dungeon e i Pokèpark) Non ero l'unico a giocarci, ovviamente. Due mie compagne delle elementari avevano rispettivamente Verde Foglia e Rubino, mentre io avevo a quel tempo Rosso Fuoco e Smeraldo, che amai anche di più. Acquistai anche un album di figurine, che scoprì essere molto diffuso e che conservo ancora, e l'avevo quasi completato. Giocai ai giochi di terza generazione, pur non avendo mai tenuto un conto preciso, centinaia di ore, senza peraltro battere la Lega, cosa che ho fatto solo di recente, provando emozioni contrastanti. E su livelli simili, seppur inferiori, si attestò anche il mio tempo con i giochi di quarta generazione, che ebbe un ruolo determinante nella mia visione della serie, stabilendo la mia preferenza per un aspetto che in realtà amavo già e che trovo molto trascurato e quando viene trattato lo si fa in modo del tutto superficiale. Ovvero la storia del mondo Pokemon e i suoi significati, i suo riferimenti culturali, la sua simbologia. Ho sempre trovato questi aspetti, e anche la biologia dei Pokèmon, estremamente più interessanti della cattura, che pure mi piace, anche se ho sempre preferito l'evoluzione, e del da me disprezzato competitivo. Perchè lo disprezzo? Per il motivo, semplice ma complesso allo stesso tempo, che io, oltre come detto a preferire altri aspetti, ho sempre cercato di affezionarmi ai miei Pokèmon e di amarli, convinto, e lo sono tuttora, che questo sia un aspetto fondamentale della serie. Per questo ho un profondo odio per il competitivo, che secondo me va completamente contro i principi della serie, tra Pokèmon artificiali o comunque schiavizzati e scartati in modo aberrante per la loro Natura o la loro Abilità, arrivando addirittura a utilizzare strumenti che contraddicono altri pilastri della serie, come l'evoluzione. Tutto questo lo considero disgustoso, ed è per questo, ma ci tornerò più avanti, che le ultime generazioni non mi hanno affatto convinto, oltre ad altri motivi che analizzerò. Sinnoh, in ogni caso, divenne una delle mie regioni preferite e giocai molto vogliosamente anche ai remake di Johto, quella regione che già conoscevo tramite i vari Fanbook e World/Mania ma che non avevo mai esplorato. Per chi scrive si tratta di uno dei migliori remake di tutti i tempi, non solo di Pokèmon, e insuperato. Proprio in quel periodo, seppur con alcune interruzioni, cominciai ad acquistare la mai troppo lodata Pokèmon Mania, cosa che feci fino alla fine delle pubblicazioni, amandola molto. E fu proprio in questo modo che scoprì l'allora appena annunciata quinta generazione, divorando le nuove notizie su di essa con avidità. Intuì, a mano a mano che essa mi veniva disvelata, che sarebbe stata radicalmente diversa dalle precedenti. Ma fino a quando, il giorno del mio dodicesimo compleanno, non cominciai il gioco, non avevo idea di fino a che punto lo sarebbe stata. Appena vidi il filmato iniziale lo realizzai. Non avevo mai visto un'introduzione del genere in Pokèmon!Così sacra e solenne, ma allo stesso tempo triste. Mi sconvolse. E quando iniziai a giocare veramente, pur essendo più o meno preparato sui personaggi e i Pokemon, questa sensazione, la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di radicalmente innovativo per la serie, si acuì. Non ero preparato a questo e credo che all'inizio ero ancora un pò scettico. Ma dopo il primo incontro con il Team Plasma e con N ne fui totalmente rapito. Anche le città, anche se di solito non ci si pensa, mi colpirono. Avevano geometrie, geografie e angolazioni che non avevo mai visto nella serie e che anche dopo non ho più visto. Soprattutto la loro caratterizzazione era estrema e minuziosa. Come anche mi colpi il fatto che le Palestre avessero sede ognuna in un edificio diverso. Ma più di ogni altra cosa mi colpì il contrasto, e al tempo stesso l'armonia, del tema principale della storia del gioco,che non è solo l'armonia tra Umani e Pokèmon, come detto superficialmente da troppi, ma più in generale il tema della convivenza, degli opposti. Tra Natura e Tecnologia, tra Passato e Futuro, tra Bene e Male. E in tutto questo il gioco faceva capire benissimo come in realtà sia tutto mirabilmente sfumato. N in questo è il personaggio cardine, simbolo stesso della lotta interiore tra Bene e Male, tra libertà e schiavitù. E in ciò il mio amore per la storia del Mondo Pokèmon raggiunse l'apice, con ambientazioni come il Castello Sepolto, la Torre Dragospira e le Rovine degli Abissi (più le Rovine d'Alfa di Johto e altri luoghi precedenti, che tanto titillarono la mia curiosità) che mi colpirono per bellezza, scenari evocativi, mistero e per la lor forza dirompente. In questo la quinta generazione, ci aggiungo anche i seguiti, dove ci viene mostrata una regione pù estesa, completa e in qualche modo matura, dove si consuma la vana vednetta di Ghecis, oltre che ssere anche loro pieni di rara finezza. Per tutti questi aspetti considero la quinta generazione on solo l'apice della serie, ma di utto quello che sarebbe potuta essere, se solo Game Freak avesse avuto un pò più di coraggio... considerati gli sviluppi successivi della serie non posso fare a meno di rimpiangerla. A questo si è già accennato quando ho parlato del competitivo, ed è il giunto il momento di analizzare modi e motivi della mutazione genetica di Pokèmon, come l'ho battezzata, e che ha trasformato la serie in qualcosa di diverso, privo di fascino e mistero, con toni più infantili che si rispecchiano nella caratterizzazione dei personaggi, anche estetica, e sopratutto con la narrazione ridicola o inesistente in quanto la trama principalmente è stata lentamente ma inesorabilmente, subordinata al competitivo, che come già detto considero il morbo della serie. Ma perché questo è accaduto? L'idea che mi sono fatto, nel corso degli anni, ben lungi da ridurre il tutto a una questione di vendite, che per la quinta generazione furono comunque altissime, è che Game Freak, pur continuando giocoforza ad occuparsi della narrazione della serie, seppur come detto in modo più infantile, abbia voluto gradatamente sbarazzarsi di tutti gli aspetti che rendevano Pokèmon non solo adatto ai bambini, ma realmente a tutte le età, epurandola di qualsivoglia profondità,come il mistero, il fascino per l'ignoto, i significati e le metafore occulte, il senso dell'avventura e di scoperta, la curiosità verso il passato. Tutto questo è stato nella migliore delle ipotesi eliminato, e nella peggiore sostanzialmente edulcorato, travisato e mutato. Da evidenziare in questo senso l'ambientazione in regioni assai diverse e lontane, in tutti i sensi, dalle precedenti. In questo contesto, considerato quanto già detto, si spiega perfettamente il mutamento sostanzialmente non solo della serie, ma di tutta la sua struttura. Intere serie spin-off sono cancellate o dimenticate, e spin-off insulsi come Go sono stati dirottati su mobile, approfittando della fine delle console portatili Nintendo e della loro fusione in Switch. Questo ha portato a una situazione caotica, che non ha nulla, davvero nulla, a che fare col vero Pokèmon, che se è sempre stato una serie anche commerciale, ora è SOLO commerciale e sviluppato senza dedizione. Da fan considero tutto ciò intollerabile, e di nuovo, lo ripeto, penso alla quinta generazione come un'occasione persa, forse l'occasione persa. Se Pokèmon dev'essere quello attuale, me ne dissocio volentieri. Preferisco conservare un'immagine per me positiva della serie e dei ricordi che mi legano a essa. Forse non tutti saranno d'accordo, ma non scrivo per avvere l'approvazione di chi legge, ma per sfogarmi su un argomento che mi sta a cuore. Quindi, considerato tutto ciò, la quinta generazione si merita il voto massimo, per me. Consigliata a tutti

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Super Mario Odyssey Switch

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Watch Dogs Wii U
Ci vogliono un sacco di ore per prendere confidenza con questo gioco. La mole di missioni extra è enorme e vi porteranno via decine di ore. Anche se non è stato ciò che ci si aspettava resta un titolo godibile. Mi sono fermato dopo una quarantina di ore di gioco per passare ad altro; lungi dal completare la storia principale. La cosa più simpatica è sapere vita morte e miracoli di Chicago: ogni palazzo ha la sua storia e ci viene raccontata strappandoci un sorriso. La grafica è quella della generazione precedente ma era inevitabile per farlo "girare" senza rallentamenti. La fluidità rimane anche nelle situazioni più concitate. Il porting di Watch Dogs per Wii U è di tutto rispetto. Se qualcosa non vi piacerà di questo gioco è solo colpa della pochezza di idee della produzione Ubisoft; ma la formula rimane inalterata anche sulle altre piattaforme nonostante possano vantare delle textures migliori. WORK - STILL - IN PROGRESS! VOTO PARZIALE: 7.

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Deus Ex: Human Revolution – Director's Cut Wii U
Un gioco che ti fa vivere la miseria della vita. Sia le musiche che le ambientazioni trasmettono quel senso di desolazione da farti venire voglia di guardare altrove per tirarti un po’ su il morale! Non stupisce quindi che il sequel sia stato un clamoroso flop commerciale. L’idea di fondo non è male ma cercare di rendere un normalissimo shooter in prima persona qualcosa di più non sempre si rivela vincente. Per cominciare la trama esistenziale semi-seria ti manda dall’analista quasi subito in cerca di aiuto. Ti ritrovi a parlare con tizo, caio e sempronio ovunque ma alla lunga la cosa si fa pesante e stringi-stringi ai fini del gioco non ti cambia la vita. Lo stesso vale per i tablet sparsi in giro ed i computer da hackerare: quanto c’è da leggere! Troppo! Senza contare la scarsa IA dei nemici che cadono come birilli sotto il fuoco nemico (o amico ;-) ) e le fasi stealth ripetitive con tutti quei condotti di aerazione da esplorare. Ma quanto ne hanno abusato negli ultimo anni!? Da Riddick in poi ce ne sono ovunque. E poi basta derubare i morti! Si salvano i boss-fight che sono competitivi. La cosa peggiore è l’eccessiva libertà di movimento e di interazione. Per fare un esempio, quando le cose si mettono male mentre stai violando una porta alla stazione di polizia e gli sbirri ti attaccano; se ce la fai ti fai strada a suon di piombo e lasci la stazione di polizia come se niente fosse. Quando poi ci ritorni c’è ancora il panico generale con le sirene che strillano anche se ormai sono tutti morti! Ma il bello sta nel fatto che uno di quegli sbirri corrotti lo dovevi far cantare indagando nel suo ufficio ma ormai è nell’aldilà e non ti può più dire nulla; perdendoti così il completamento della missione secondaria! Ridicolo! Quello che fai resta nel gioco e pesa molto sui caricamenti. Anche quando vai in game over se cadi da una scala (alla faccia del cyborg!!) la console deve ripartire col caricamento come ad inizio partita! I caricamenti sono frustranti come in Splinter Cell Blacklist. Anche i potenziamenti di Adam che sblocchi con i “proxi” sono buttati lì senza senso. Ci deve essere un’evoluzione del personaggio coerente con le situazioni in game; invece nel gioco vedi che vai avanti bene e ti prendi la libertà di potenziare gli occhi per vedere attraverso i muri (fico!) ma all’improvviso ti compare Barrett (boss) e non hai potenziato le cose basilari per essere più resistenti ai suoi attacchi. Quindi avere libertà di scelta che senso ha se tanto alla fin fine i potenziamenti sensati seguono i soliti cliqué!? Ricapitolando: troppo da ascoltare e da leggere, troppi potenziamenti di Adam Jensen, un’infinità di porte, computer, casseforti da hackerare (anche qui ce ne sarebbe da dire...!) e le indicazioni sulla mappa tra missioni principali e secondarie con tutti quei colori e freccette che ti mandano in orbita correndo da una parte all’altra della metropolitana e ti portano a perderti nei vicoli e rifare le stesse strade all’infinito cercando la meta; rendono l’esperienza in generale talmente pallosa da desiderare di spegnere la console. Un gioco ambizioso che cede sotto il suo stesso peso e che non decolla mai. VOTO: 7 AGGIORNAMENTO DOPO PIU' DI 60 ORE DI GIOCO. + 1 KIT PRAXIS per la qualità eccelsa dell’avventura - vissuta in parte sul piccolo schermo del gamepad - sia nell’aspetto dei menu dell’interfaccia di gioco che nella loro accessibilità. La giocabilità è grande così come il dettaglio dell’immagine: non risente del passare del tempo. + 1 Punto Esperienza Extra Bonus. Considerata la longevità eccezionale del gioco e la potenza di Adam nella sua forma più "skillata" Deus Ex si porta a casa un meritatissimo 9. E' bene prendere dimestichezza col titolo consci che non si può fare e accedere subito a tutto. E' per questo che col senno di poi si può' riaffrontare l'avventura facendo scelte diverse e potenziando gli aspetti che più ci aggradano. Sta di fatto che le funzionalità di "hacking" sono trascurabili nei confronti dei boss... Quindi i fondamentali restano invariati. Buona caccia a tutti!

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Devil's Third Wii U
L’esclusiva che nessuno ci invidia. Rappresenta per antonomasia un’occasione sprecata. Un gioco inutile perché sviluppato in maniera grossolana. Avrebbe potuto essere l’erede di Ninja Gaiden ma si ritrova ad essere la brutta copia di Deus Ex. La componente sparatutto è giocabile ma l’intento fallisce là dove avrebbe dovuto distinguersi: nelle fasi di combattimento all’arma bianca e nel corpo a corpo. Intendiamoci: di “gore” ce n’è a volontà con litri di sangue sparsi che però annoiano subito ed anzi infastidiscono; ma almeno ti aiutano a capire che hai fatto fuori il malcapitato di turno nella lunga distanza di tiro col primo mitra che ti ritrovi a raccogliere abbandonato dai vari defunti. L’AI dei nemici è ridicola e spesso te li ritrovi lì imbambolati ad aspettarti senza alcuna reattività! I boss sono tanto carismatici quanto “starati” nel loro essere letali contro un Ivan dalla scarsa agilità che le prende come ridere e muore in tempo zero. Anche i suoi fantomatici poteri dati dai tatuaggi sulla carta erano chissà cosa ma a conti fatti non te ne fai nulla dato che per la maggior parte del tempo spari e il simbolo non si ricarica. A questo punto è migliore un qualsiasi COD con una trama degna di nota e frame rate decenti. Textures e scenari? La grafica è così scialba che può tranquillamente essere paragonata a quella di un gioco uscito quindici anni fa e ancora la telecamera si muove a fatica come se ci fossero così tanti poligoni a video da richiedere uno sforzo immane alla CPU di WiiU! Per chi se lo ricorda ricalca quel “Duke Nukem Forever” così grezzo da vedere e tamarro dalla gestazione non facile ma che almeno era fedele a se stesso. Qui si vede proprio che Nintendo ha chiuso i rubinetti ad un progetto fallimentare. Satoru Iwata ci ha ripensato e poteva evitare di finanziarlo. La componente online è stata poi chiusa prima del tempo e sulla confezione del gioco c’è un adesivo con l’avviso della chiusura del servizio. Il gioco non è nemmeno localizzato in italiano e per chi non conosce l’inglese leggere velocemente costa un po’ di fatica ma ti perdi l’ottimo doppiaggio originale. Davvero a Tomonobu Itagaki gli ci si sono voluti ben otto anni per realizzarlo!? Passate oltre se potete; altrimenti “lasciate ogni speranza voi che entrate”. VOTO: ??? PS Sono del parere che THQ abbia dichiarato bancarotta proprio per evitare di pubblicare questo gioco. Si sono detti: "Tanto ci da il colpo di grazia" e hanno chiuso i battenti lasciando la patata bollente ai posteri... Cioè a Nintendo!

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Batman: Arkham Origins Wii U
Arkham Origins è un prequel che va al di là di ogni previsione rappresentando l'evoluzione della saga in tutto e per tutto. Warner Bros Montréal ha fatto strike per la seconda volta su WiiU, dopo lo splendido adattamento dell'acclamato Arkham City. Avrete bisogno di una cinquantina di ore per spolpare ben bene la mappa con tutte le sorprese che vi riserverà. Il Batwing, la Bat-caverna, le bombe alla colla, gli spettacolari combattimenti arcade in stile sala giochi anni '90, il fedelissimo Alfred ed una folta schiera di acerrimi nemici che vi daranno del filo da torcere sono solo l’antipasto di un’avventura che sembra non finire mai! Niente nella coinvolgente trama è lineare come ci si aspetta ed i colpi di scena vi lasceranno basiti. Questa magica avventura supera ogni aspettativa. Chi si nasconde dietro l’angolo? A buon intenditore… VOTO: 10 & lode.