Project Genie, il futuro dei videogame o ennesimo AI-slop?
Google ha fatto vedere un altro esperimento di IA generativa ed è stato sbalorditivo, ma forse non è la fine dell'industria
Eccoci qui a parlare di qualcosa che ha fatto tremare il mondo dei videogiochi come un terremoto in un livello di Super Mario. Sto parlando di Google Genie, o per essere precisi, Project Genie, l'ultima follia uscita dai laboratori di DeepMind. Immaginate di poter creare un mondo intero con un semplice prompt testuale o un'immagine, e poi esplorarlo come se foste dentro un gioco. Suona come il sogno di ogni appassionato che ha passato notti insonni a fantasticare su avventure infinite, vero? Beh, Google l'ha reso realtà, anche se con qualche asterisco che vi spiegherò tra un attimo. E sì, come redattore di questo angolino dedicato alla Grande N, non posso fare a meno di collegarlo alla nostra amata Nintendo, che ha sempre avuto un rapporto complicato con le innovazioni che odorano di "troppo facile".
Partiamo dalle basi: Genie non è un genio della lampada, ma quasi. È un modello AI di "world building" che Google ha svelato nel 2025 con Genie 3, e ora, nel 2026, è disponibile come prototipo sperimentale per gli abbonati a Google AI Ultra negli USA – quelli che pagano per avere l'accesso premium, insomma. Cosa fa esattamente? Prendete un prompt come "un castello incantato con draghi volanti" o una foto qualsiasi, e bum: genera un ambiente 3D interattivo in tempo reale. Potete muovervi dentro, esplorarlo a circa 20-24 frame al secondo in 720p, e l'AI improvvisa il percorso man mano che avanzate. È come se stesse prevedendo il mondo frame per frame, basandosi su ore infinite di video di giochi che ha "imparato" durante l'addestramento. Ricordate quell'aneddoto su Shigeru Miyamoto che, negli anni '80, disegnava livelli di Mario ispirandosi ai giardini giapponesi? Beh, Genie fa qualcosa di simile, ma senza bisogno di carta e penna – e senza l'anima creativa di un maestro come lui.
Al momento, però, non è il Santo Graal dei game dev. Le sessioni durano solo una sessantina di secondi prima che le cose inizino a sfaldarsi, i personaggi a volte attraversano i muri come fantasmi glitchati, e la fisica è più un'imitazione approssimativa che una simulazione precisa. Non potete creare meccaniche complesse come inventari o combattimenti multiplayer – è più un "walking simulator" hallucinato che un vero engine come Unity o Unreal. Google stessa lo ammette: è un prototipo per esplorare idee, non per produrre AAA. Ma ehi, immaginate di generare un livello ispirato a Hyrule da una foto di un paesaggio montuoso! È affascinante, anche se un po' inquietante, come quando Nintendo lanciò il Virtual Boy nel '95 e tutti pensammo "wow, il futuro!", solo per scoprire che dava mal di testa.
Le reazioni? Oh, un pandemonio. Appena annunciato il rollout, le azioni di giganti del gaming sono crollate: Unity ha perso il 22% in un giorno, Take-Two (quelli di GTA) ha visto miliardi evaporare, e persino Roblox e CD Projekt hanno tremato. Gli investitori hanno panico, temendo che l'AI renda obsoleti i team di sviluppo tradizionali. "È la fine dei game dev?", si chiedono in tanti. Ma non tutti la vedono nera: Strauss Zelnick, CEO di Take-Two, ha detto in un'intervista che Genie è "un grande segno di cose a venire", un'opportunità per innovare piuttosto che una minaccia. Ricorda un po' quando Nintendo introdusse il Wii nel 2006 e tutti pensavano che i motion control avrebbero ucciso i controller tradizionali – invece, ha solo espanso il mercato.
E la community? Su X (ex Twitter), è un misto di euforia e scetticismo. Qualcuno come Mario Nawfal l'ha definito "game-changing", postando video di mondi generati al volo e esclamando che è "letteralmente rivoluzionario". Altri, più cauti, sottolineano i limiti: "Non ha uno stato vero, è solo predizione da video footage", dice un utente, paragonandolo a un screensaver interattivo piuttosto che a un gioco reale. C'è chi lo vede come un boost per indie dev, abbassando barriere, e chi teme saturazione di "slop" – contenuti mediocri generati in massa. Un post virale lo descrive come "un overreaction: compete con UGC games, non con AAA". E poi ci sono i meme, tipo "Genie genera mondi, ma non può generare un profitto per Google Stadia 2.0". Come fan Nintendo, mi fa sorridere pensare a come la community ha reagito al lancio di Switch nel 2017: hype misto a dubbi, e guarda un po', ha conquistato il mondo.
Ora, il pezzo forte per noi nintendofili: cosa ha detto Nintendo? Beh, ufficialmente, silenzio radio sul Genie specifico, ma il loro stance su AI generativa è cristallino da anni. Nel 2024, durante un Q&A con investitori, hanno detto chiaro e tondo: "No grazie" all'AI generativa, citando problemi di copyright e IP. "Riconosciamo che può essere più creativa, ma ha issues", hanno ammesso, optando per un approccio wait-and-see basato su logica business, non solo etica. E con Genie? Giornalisti hanno già usato il tool per generare rip-off di Mario, Zelda e Metroid – un Link con paraglider da Breath of the Wild, un Super Mario 64 clonato. Kotaku e The Verge lo hanno documentato, e Google ha velocemente bloccato quei prompt per "interessi di third-party". Nintendo, che difende le sue IP come un Goomba protegge il suo fungo, probabilmente sta affilando le spade legali. Ricordate la saga contro i fan project come AM2R? Immaginate contro Google. Bloomberg ha riportato cali azionari per Nintendo post-annuncio, e VGC ha speculato su azioni legali imminenti. Come disse una volta Satoru Iwata: "Sui videogiochi, non è la tecnologia a contare, ma l'esperienza". Genie potrebbe generare mondi, ma senza l'anima di Nintendo, sono solo pixel vuoti.
In fondo, Genie è un assaggio del futuro: eccitante, caotico, e pieno di potenzialità. Per noi appassionati Nintendo, è un reminder che l'innovazione va bene, ma non a costo della creatività umana. Chissà, magari un giorno vedremo una collaborazione – o una battaglia epica in tribunale. Nel frattempo, io torno al mio Switch 2, dove i mondi sono fatti a mano, e non da un algoritmo.
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